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NUOVA VITA AL MIOCARDIO



Un progetto europeo per lo studio delle cellule staminali per il trattamento del post-infarto. La ricerca sarà coordinata dall'Istituto Dermopatico dell'Immacolata di Roma e coinvolgerà anche il centro cardiologico Monzino e l'università Bicocca di Milano, il Centro di biologia molecolare di Monterotondo e altri cinque istituti di ricerca europei. «E' già da qualche tempo che si sta valutando l'utilizzo delle cellule staminali in cardiologia, tuttavia prima che l'impiego terapeutico possa essere approvato e riconosciuto come terapia sarà necessario che la biologia di base delle cellule staminali e dei fenomeni di trasformazione di queste cellule in cellule contrattili del cuore vengano approfonditi adeguatamente» spiega Maurizio Capogrossi, biologo molecolare dell'Idi e coordinatore del progetto. Il progetto prevede l'utilizzo di cellule staminali subito dopo l'intervento di bypass, ma anche come unico trattamento alternativo all'intervento. Uno studio pilota in questa direzione è stato presentato dal centro cardiologico Monzino di Milano proprio durante il convegno dedicato al progetto di ricerca europeo.

Angiogenesi terapeutica

«Abbiamo coinvolto quattro pazienti con ischemia cardiaca, già trattati senza successo con le metodiche standard. Tre di essi hanno ricevuto cellule staminali autologhe subito dopo il bypass, durante la stessa seduta operatoria, mentre in un caso si è proceduto soltanto con l'iniezione di cellule staminali, non preceduta da intervento» conferma Giulio Pompilio, il cardiochirugo che ha condotto la ricerca, ora responsabile dell'unità operativa di biotecnologia in cardiochirurgia al Policlinico di Monza. «Quest'ultimo paziente, che soffre di uno scompenso con eziologia ischemica, al follow up dopo un anno presenta un miglioramento significativo per quanto riguarda la riperfusione e l'irrorazione. Si è inoltre osservata la generazione di nuovi vasi, un processo che si potrebbe definire come angiogenesi terapeutica». Lo studio è stato accolto con interesse anche al primo Congresso mondiale su cellule staminali e fattori di crescita in cardiologia, tenutosi recentemente a Sirmione.

Sviluppi promettenti

Durante l'incontro è stato presentato anche uno studio condotto dall'università di Pittsburgh, Stati Uniti, condotto su venti pazienti, un numero abbastanza rappresentativo e che consente di ipotizzare sviluppi promettenti per l'associazione tra bypass e staminali. «I pazienti, che presentavano una grave insufficienza cardiaca, con frazione di eiezione media del 30,7 per cento, sono stati sottoposti a bypass. Dieci di essi hanno anche ricevuto cellule staminali nel corso dell'intervento» spiega Amit Patel, responsabile dello studio. «Dopo un mese i pazienti trattati anche con cellule staminali presentavano una frazione di eiezione media del 42,1 per cento, contro il 36,4 per cento dei soggetti sottoposti unicamente a bypass. A sei mesi le percentuali erano del 46,1 per cento nei soggetti con staminali, contro il 37,2 per cento nel gruppo di controllo» prosegue Patel. Risultati incoraggianti, dunque, che confermano i dati raggiunti già due anni fa con lo studio Topcare-Ami, sempre su venti pazienti, pubblicato dalla rivista Circulation (2002; 106: 3009-17). I ricercatori, comunque, mettono in guardia da eccessivi entusiasmi, primo tra tutti Cesare Beghi, cardiochirurgo dell'università di Parma e moderatore del congresso di Sirmione.

La corsa al risultato "storico"

«Attualmente - osserva Beghi - sono sorti alcuni dubbi, soprattutto sulle cellule staminali totipotenti. Se è vero che hanno la potenzialità di diventare cardiomiociti, nessuno per ora può escludere la possibile crescita aberrante in senso tumorale. Bisogna attendere che siano trascorsi almeno cinque anni di follow up e sono necessari molti numeri, cioè pazienti, per dimostrare se è reale l'efficacia della terapia. Inoltre la mia impressione è che ancora non siano ben delineate le strategie terapeutiche. La cosa più attuale è la disperata corsa da parte di tutti gli scienziati cardiologi, cardiochirurghi, ematologi, al risultato scientifico "storico", da Nobel, spesso a qualunque costo» avverte Beghi. Una prudenza necessaria soprattutto per le staminali embrionali. «Il trapianto allogenico pone innazitutto problemi immunologici e la ricerca è in ritardo rispetto a quella sulle staminali autologhe» aggiunge Pompilio. «I risultati in questo campo si avranno forse tra quindici anni».